L'artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno.
(Pablo Picasso)
Nel linguaggio e nella comunicazione la cosa più difficile è trovare le giuste parole per trasmettere un messaggio. A volte capita che, appena formulata la frase, il suono delle parole scelte risulti ben diverso da quello immaginato e quindi modifichi l'idea di partenza. Nel linguaggio verbale l'insuccesso delle parole NON trovate porta all'incomunicabilità ma nel linguaggio artistico dà vita ad un processo che arriva fino al nostro DNA; partendo dalla percezione dell'idea, ci permette di seguirne tutto il percorso: occhi-mente-cuore-forma-COLORE.
Questo viaggio è chiaro nelle opere di Adelmo Perugini. Le forme elaborate che albergano nella sua mente sin dai primi anni di scuola ricevono input dal design di macchine o dall'architettura medievale, da paesaggi familiari che scopre viaggiando nella sua terra e da studi di archeologia. Rimane affascinato da quei luoghi magici che riflettono l'ombra di antiche civiltà e che sollecitano la sua immaginazione.
Il lavoro arriva molto presto nella sua vita ed è così che diventa per necessità un outsider dell'arte, ma le radici artistiche ereditate dal nonno e dalla madre irrompono come un flash: affiora alla sua mente il primo archetipo, una forma antropomorfa che insieme è vita e mistero.
L'Archetipo accompagna da sempre la storia dell'uomo; appare in ogni cultura infatti un simbolo antichissimo che si manifesta attraverso una millenaria tradizione figurativa, la forza primigenia profondamente radicata nel sé.
Un segno iconografico nei suoi quadri è un'idea archetipa universale e assoluta, il riflesso di un'umanità impegnata alla ricerca di se stessa e persa nel labirinto dei tempi. Un itinerario mentale che accompagna l'uomo nella storia e nel suo tortuoso cammino di conoscenza ma che nello stesso tempo lo mette di fronte allo specchio dell'arte.
Solo chi è capace di vedere riflessi i colori o le forme di un volto, di un paesaggio, di un simbolo può intraprendere la via dell'arte.
Adelmo Perugini è un artista che ha scelto di fare arte lontano dai circuiti o dalle smanie di protagonismo, lontano dalla meditazione intorno all'opera ma immerso nella sua pura ricerca e comprensione del lato istintivo, emozionale, primordiale, in quel bisogno che ti porta alla mente colori, forme e archetipi che popolano il tuo mondo interiore e che irrompono in superficie a loro piacimento.
L'uso di varie tecniche pittoriche, tendenzialmente materiche, lo porta alla sperimentazione di interventi plastici in cui il colore diviene protagonista, data l'intensità cromatica ricevuta da una campitura compatta senza sfumature. L'opera ne risulta enfatizzata, l'atto fisico delle rigature vitali si riallaccia al subconscio.
Appaiono strane figure sin dai suoi primi esperimenti cromatici e materici, alcuni dei quali ostinatamente uguali a loro stessi non per appagamento di forme ma per aprire un percorso di combinazioni grafiche impiegate per descrivere uno spazio (l'orizzonte, la verticale, la curva). Ciò avviene senza scelte a priori, senza idee prime: si tratta infatti di strutture aperte, dinamiche, risonanti.
Osservando qualsiasi Superficie ci accorgiamo che da quell'unica matrice, da quel fecondissimo seme prolifera e sviluppa un insieme di opere collegate da un campo pulsante di relazioni, di forze visive, di "vitalità fenomeniche". Ogni parte si collega alle altre parti in un gioco di infiniti concatenamenti cromatici.
L'evoluzione della sua forma archetipica non riparte da zero; è sempre un andare oltre le apparenze, un cogliere qualcosa non di visto, trovare qualcosa che è in noi stessi, una forma dello spazio che gli occhi non possono cogliere ma possono decodificare con il linguaggio dell'arte.
Lo stesso artista afferma: "Adoro la notte, è un momento in cui si entra in un altro mondo. Nuove sensazioni, nuovi odori. E i rumori animano un mondo nell'oscurità.
Nei miei notturni brillano le stelle, le costellazioni, i pianeti, dipingo le mie notti passate ad assaporare sensazioni …le più disparate
Il blu è il colore persistente, il colore che adoro illuminare con luci e sfumature".
Più di settanta opere tracciano un percorso che, partendo da un'arcana matrice, arriva a sondare lo spazio attraverso un cromatismo dal candore tribale.
Mariella Gentile